TRINACRIA

TRINACRIA

Quando si parla della Sicilia la prima cosa che viene in mente è la sua bellezza storica, architettonica, paesaggistica ed il suo cibo, le sue tradizioni culinarie. E’ tutto vero. Verissimo: Ma c’è anche di più.

Più di qualsiasi monumento e scavo visibile ad ogni angolo, e di memorie di contaminazioni culturali diverse a distanza millesimale.

C’è la componente umana. Quel sistema meravigliosamente radicato nei decenni, che fa di ogni ospite che arriva in Sicilia, una persona eletta a godere dei privilegi che i siciliani ti donano. La loro accoglienza. La si trova dovunque. E non importa da dove vieni e dove stai andando. O perche sei li.

Quando arrivi a Randazzo, paese della provincia catanese, a qualche chilometro da Bronte, sotto le pendici di un Etna innevato ma fumante, a due passi dal Parco dei Nebrodi e da quello fluviale dell’Alcantara, ti accorgi subito dell’aria che si respira.

A circa 800 mt sul livello del mare, l’aria fredda ti scompiglia i capelli, ma il panorama tutto intorno ed ancora più in la, verso il mare dal quale si scorge l’Italia (come dicono loro), ti riscalda il cuore. Nel pieno dei preparativi per le festività natalizie, questo paesino di poco meno di 11.000 abitanti, possiede una storia che ne contiene 1.000.000 almeno. Occupata dalle più disparate civiltà, bizantine, greche, romane e normanne, della quali di quest’ultima si scorgono ancora le mura, ha avuto tre lingue parlate al suo interno fino al 1500: il greco nel quartiere San Nicola, il latino nel quartiere Santa Maria ed il lombardo in quello San Martino, dei quali mantiene le tre diverse chiese.

Risparmiata dall’Etna fino alle sue campagne, non lo è stata durante il secondo conflitto mondiale, occupata per la sua posizione strategica e bombardata per 31 giorni.

Randazzo, città dei vini e dei baronati divenuti lussuosi agriturismi, dalla quale ci si muove con la CircumEtnea che la collega a Giarre e Catania. Randazzo, che contiene una storica tradizione pasticcera. A Randazzo, se sei ospite, non riesci neanche a pagare un caffè, mangi arancini, sfinci, iris e zeppole di riso. Zinne di Sant’Agata, raviole, e pane cunzato. Assaggi diversi tipi di cannoli e mangi la pizza con le granelle di pistacchio. Pomodori secchi e salsicce con erba cipollina.

Ma soprattutto, sei abbracciato totalmente dal calore umano, quello che prende e ti porta a Linguaglossa a mangiare le zeppole, che ti fa fare un giro ad AciTrezza ed arrivare a Taormina sotto la pioggia costante. Che ti porta al mercato ittico di Catania ed a quello domenicale randazzese. Che ti racconta storie di paese, che ti fa conoscere metà della sua popolazione, dove sei uno di famiglia. I giorni passano nella tranquillità di una cittadina che si muove pur mantenendo intatte le proprie tradizioni e la sua storia.

L’Italia è un paese meraviglioso, ma ci sono spazi umani che lo sono ancora di più.

articolo e foto di Petra Feliziani

 

One Reply to “TRINACRIA”

  1. Un articolo, tante emozioni. Chi ha scritto, ha colto nel segno!
    ” La famiglia è lo Stato del Siciliano” diceva Sciascia, racchiudendo in una frase il sentimento di chi, come me, ha la fortuna di vivere in una terra di fuoco, ma calda come il sole del Mezzogiorno, dolcemente amara, amabilmente aspra, bonariamente selvaggia, debolmente forte. Terra di contraddizioni, ma vivamente ospitale nei confronti di chi viene a conoscerla per imparare ad amarla.
    Perché se vieni Sicilia sarai sempre accolto con un ”S’ ABBENIRICA ” (che tu sia benedetto) e salutato con un ” TI VUOGGHIIU CA’ SARUTI ! ” (ti auguro sempre salute).
    Un grazie infinito a chi ha scritto queste parole cariche di emozioni con la penna del cuore.

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