Non è importante la meta, ma il viaggio.

Non è importante la meta, ma il viaggio.

 

 

Non c’è viaggio più bello che quello vissuto. Il viaggio. Appunto.

Nessun riferimento ai viaggi programmati. Di guide turistiche e promemoria sulla cartina.

Sono i viaggi improvvisati. Di quelli impensati. Vissuti appunto. Nel mentre. E forse quello a cui si fa riferimento non è nemmeno soltanto lo spostamento da un luogo all’altro.

Un’esperienza che non costa molto. Basta salire su un treno. E passare qualche ora, andata e ritorno, in un contenitore chiamato vagone, in compagnia di persone che non conosciamo. Abbiamo tutto il tempo per studiarle. Chi sono. Cosa fanno. Perché sono sul treno e da chi vanno. Che vita hanno. Si studiano i tratti del viso. I loro movimenti, magari si ascolta il loro accento. E forse loro fanno lo stesso con noi.

 

Uno studio antropologico in versione ridotta. Un discreto scrutare.

Il viaggio, però, si può intraprendere, anche in un altro modo. In un privato godimento. In introspezione. Fare cose che non si fanno nella vita di tutti i giorni perché la routine ci risucchia. Leggere, ascoltare musica, magari scrivere. E pensare. Pensare a dove si sta andando. Nell’improvvisazione di quello spostamento che è tutto nostro.

 

Qualche ora che dura giusto il tempo scritto nell’obliterazione del biglietto. In una incubatrice che nel suo spostamento ci mostra, in corsa, spazi vuoti o ricchi, antichi e multiformi.

 

Intanto i pensieri scorrono, insieme al vagone che si avvicina e si allontanerà. Chissà a cosa. Chissà dove. Non lo sapremo fino a quando non saremo scesi dalla scatola, o forse non lo sapremo mai.

Nel frattempo, buon viaggio.

 

Petra Feliziani

 

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