NACHMAN DI BRESLOV

NACHMAN DI BRESLOV

Rebbe Nachkann di Breslov, in ebraico נחמן מברסלב, nacque il 4 aprile 1722 a Medžybiž, nell’odierna Ucraina. Nipote del rabbino e mistico polacco fondatore del moderno chassidismo Israel ben Eliezer, (ישראל בן אליעזר‎, Yiśrā’ēl ben Ĕlī‛ezer), meglio noto come il Baʻal Shem Tov (בעל שם טוב‎, Baʻal Šēm-Ṭōv, ovvero Maestro del Nome di Dio, traducibile anche come Maestro del Buon Nome ), Nachman rivitalizzò il movimento creato dal nonno combinando la Qabbalah con un accurato studio della Torah.

haidismo ‹a-› (anche chaidismo o chassidismo) s. m. [der. dell’ebr. ḥăsīd «pio, devoto», pl. ḥăsīdīm]. – Movimento religioso che rappresenta l’ultima fase della mistica ebraica, manifestatosi in Germania già nel medioevo, e sviluppatosi poi come setta in Polonia verso la metà del sec. 18° (da dove si diffuse anche in Russia): nell’insegnamento dell’iniziatore di questa setta si afferma che Dio è presente in ogni cosa e che per innalzarsi a lui non è condizione necessaria lo studio della Legge e neppure una prassi ascetica di vita, ma è sufficiente servirlo con amore, in spirito di semplicità e letizia.

A Medžybiž, la cittadina che accoglie pellegrini chassid in visita alla tomba del Baʻal Shem Tom, giungono solo echi ovattati degli avvenimenti che sconvolgono il resto del mondo. I pogrom e le varie battaglie di guerre lontane non sconvolgono il piccolo e fervente shtetl dove Baʻal Shem Tom ha insegnato che si può divenire santi anche senza possedere eccelse conoscenze. Nonostante ciò, chi aspiri ad un livello spirituale superiore non è esente dallo studio: è però sufficiente dedicare allo studio il meglio di sé, raggiungendo almeno una buona preparazione di base. In questa atmosfera Nachman cresce, deciso a raggiungere quella conoscenza della Torah e a compiere buone azioni per mezzo di una fede incrollabile capace di trasformare ogni pensiero e gesto in un atto di preghiera.

Quando era fanciullo il Rebbe voleva realizzare alla lettera il verso: Ho posto Dio di fronte a me, sempre, e cercava continuamente di raffigurarsi davanti agli occhi il Nome ineffabile di Dio, anche mentre studiava con il suo insegnante.

Fin da giovane si dedicò all’ascetismo, con lo scopo dichiarato di non ascoltare più i richiami della carne: la fede va riconquistata infatti di giorno in giorno.

Già da bambino il Rebbe decise di staccarsi del tutto da questo mondo. Come primo passo rifiutò di provare alcun piacere nel mangiare. Rendendosi conto che stava ancora crescendo e che quindi non poteva privarsi di pasti regolari, decise di inghiottire il cibo senza masticarlo: in questo modo non ne avrebbe ricavato nessun piacere. Continuò a fare così finché la gola non gli si gonfiò completamente. (…) Dunque, teneva il cibo fra i denti senza lasciare che toccasse il palato, e in questo modo non lo assaporava.

La vita tormentata di Nachman venne raccolta dal suo discepolo Natan Sternhartz, che incontrò a Breslov. Oltre alle sue memorie, gli insegnamenti del Rabbe erano spesso raccontati sotto forma di storie; queste ricordano i tradizionali racconti chassidici solo per la brevità. Le storie di Nachman si discostano infatti da quelle dei chassidim per la struttura complessa e un’incredibile varietà di simboli che sembrano quasi ispirati da favole ataviche, antichissime e misteriose. Inoltre, l’ironia viene trasformata in sarcasmo da Nachman, e i personaggi chassidici, limitati alle tipologie di abitanti di uno shtetl, mutano grazie alla sua sfrenata fantasia in corsari, principesse, mendicanti misteriosi e giganti che trascinano alberi.

Le tredici storie che egli raccontò gli ultimi anni della sua vita sono quasi tutte interpretazioni allegoriche e qabbalistiche della Torah e dei suoi significati nascosti.

I detrattori di Nachman ritengono che le favole siano equiparabili a qualsiasi favola narrata alla maniera dei gentili, sebbene ancor più “presuntuose”, anche perché troppo complicate, astruse e quasi laiche.

La maggior parte dei discepoli, invece, è convinto del fatto che dietro ogni storia si celi una doppia interpretazione: uno universale, secondo il quale ogni personaggio sia un simbolo di una figura qabbalistica o di un evento cosmico, e uno personale, che vede sempre Nachman nascosto nelle figure principali e le lotte da loro sostenute.

“C’era una volta un re che aveva un saggio. Disse il re al saggio: C’è un uomo che si proclama valoroso guerriero e uomo di verità e modestia. Infatti, è molto valoroso. (…)Però se sia veramente un uomo di verità e modestia come afferma di essere, io non lo so. Così io voglio che tu mi porti un ritratto di quel re. (…) Il saggio andò in quel paese e rifletté che gli occorreva arrivare a conoscere la natura del paese. E come sarebbe arrivato a conoscere la natura del paese? Attraverso il suo umorismo (e cioè attraverso le cose che fanno ridere), perché quando si ha bisogno di conoscere una cosa, bisogna imparare a conoscere l’umorismo di quella stessa cosa, essendo l’umorismo di varie specie. C’è chi intende danneggiare davvero il prossimo con le parole, e quando glielo fanno notare risponde: Io scherzo, come dice la Scrittura, come chi trastullandosi e così via, e dice: Non vedi che sto scherzando? Ma c’è anche chi vuole scherzare e ciò nonostante il suo prossimo ne rimane danneggiato. E così ci sono diversi tipi di umorismo. (…)”

– Nachman di Breslav, “La Principessa Smarrita”

Fonti:

it.wikipedia.org/wiki/Nachman_di_Breslov
www.treccani.it/vocabolario/hasidismo/
www.treccani.it/enciclopedia/nachman-di-breslavia/
La Principessa Smarrita, di Nachman di Breslov, Adelphi Editore.

Domiziana Rossi – ideatrice e curatrice del blog  UN ORIENTE A ORIENTE DELL’ORIENTE

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