MAGI

MAGI

A Magian, Oxus Treasure, date ca. 559 BC-330 BC British Museum (votive plaque, embossed gold)

Sacerdoti persiani dediti al culto del fuoco e depositari dell’insegnamento di Zoroastro. Secondo Mt. 2, 1-12, i M. giunsero a Betlemme guidati da una stella per adorare Gesù Bambino.Nella tradizione letteraria come nell’iconografia medievale dei M. convergono, spesso integrandosi o sovrapponendosi le une alle altre, fonti diverse per origine, natura e contenuto: la testimonianza, stringata ed essenziale, del Vangelo di Matteo, l’esegesi condotta dai Padri della Chiesa, i vangeli apocrifi e le leggende elaborate in Oriente dalle comunità cristiane, oltre alle opere di compilazione e sintesi come la Legenda aurea di Jacopo da Varazze, alla quale l’iconografia largamente attinse, e la Historia trium regum (1370 ca.), che compendia e conclude la speculazione medievale sui M. evangelici, scritta dal carmelitano Giovanni di Hildesheim con l’intento di legittimare l’autenticità delle spoglie dei M. traslate da Milano a Colonia nel 1164.

Da ricordare anche la testimonianza di Marco Polo, che afferma di aver visitato nella città persiana di Sāva le tombe dei Magi.Il prestigio dei M., ben noti al mondo greco per i cospicui contatti con la scuola di Mileto, era ancora altissimo quando, tra il 50 e il 55, Matteo redasse in aramaico il suo vangelo, tradotto poco dopo in greco. L’evangelista, perciò, si limita a riferire della stella avvistata in Oriente, dell’incontro dei M. con Erode, dell’angelo apparso loro in sogno per dissuaderli dal tornare da Erode, infine del loro ritorno a un imprecisato paese d’origine. Re caldei discepoli di Balaam, come sostengono Origene, Girolamo, Basilio di Cesarea e Gregorio di Nissa, o saggi provenienti dalla Persia, come vogliono, tra gli altri, Prudenzio, Cirillo d’Alessandria e Giovanni Crisostomo, i Magi sono comunque gentili, cioè pagani, che, con il loro omaggio, riconoscono al Bambino natura divina, in contrasto con i giudei, che non ammettono la regalità sovrannaturale di Gesù.

Persepoli

L’osservazione del moto degli astri e dei fenomeni celesti era propria della tradizione mesopotamica e l’attesa di un salvatore, il Saoshyant, era maturata in area iranica, in seno alla religione mazdea, della quale i Magi costituivano il corpo sacerdotale. Dell’attesa messianica riferita a un ambiente non cristiano fanno menzione i testi apocrifi (Protovangelo di Giacomo, redatto tra il sec. 2° e il 6°; Vangelo arabo dell’infanzia), nonché il cospicuo corpus di leggende elaborate in area siromesopotamica (Caverna dei tesori, datata al 500 ca., nota anche come Kitāb al-Majāll nella traduzione araba del sec. 10°) e iranica (Opus imperfectum in Matthaeum, Cronaca di Zuqnīn).

Persepoli

Nella letteratura orientale (Vangelo arabo dell’infanzia) come in quella occidentale (Excerpta Latina Barbari, del 600 ca.) sono registrati i nomi dei M.: Baldassarre ‘il protetto del Signore’, Melchiorre ‘il re della luce’ e Gaspare ‘colui che ha conquistato il farr’, cioè una qualità luminosa che è conoscenza magica incommensurabile. Legato alla cristianità per l’episodio dell’adorazione del Bambino e anche per il viaggio in India dell’apostolo Tommaso, che secondo la tradizione orientale fu alla sua corte, Gaspare è da identificare con Gondofare, potente sovrano indo-partico formato alla cultura ellenistica e di profonda religiosità, come provano i simboli che compaiono sulle sue monete (Bussagli, Chiappori, 1985, p. 65ss.). Significativo è anche il numero dei M., che viene fissato a tre: tre sono i doni, tre è il numero perfetto e tre sono le razze umane (semitica, camitica, giapetica) che i M. rappresentano, a significare l’universalità del messaggio cristiano; inoltre l’autore delle Excerptiones patrum, testo del sec. 12° attribuito a Beda il Venerabile, definisce uno dei M. fuscus, mentre Baldassarre viene talora raffigurato come negro. I M. rappresentano anche le tre età dell’uomo (giovinezza, maturità, vecchiaia) in rapporto al tempo infinito, generatore d’ogni realtà, incarnato dal Bambino.

Sant’Apollinare in Classe Ravenna

Sacerdoti persiani dediti al culto del fuoco e depositari dell’insegnamento di Zoroastro. Secondo Mt. 2, 1-12, i M. giunsero a Betlemme guidati da una stella per adorare Gesù Bambino.Nella tradizione letteraria come nell’iconografia medievale dei M. convergono, spesso integrandosi o sovrapponendosi le une alle altre, fonti diverse per origine, natura e contenuto: la testimonianza, stringata ed essenziale, del Vangelo di Matteo, l’esegesi condotta dai Padri della Chiesa, i vangeli apocrifi e le leggende elaborate in Oriente dalle comunità cristiane, oltre alle opere di compilazione e sintesi come la Legenda aurea di Jacopo da Varazze, alla quale l’iconografia largamente attinse, e la Historia trium regum (1370 ca.), che compendia e conclude la speculazione medievale sui M. evangelici, scritta dal carmelitano Giovanni di Hildesheim con l’intento di legittimare l’autenticità delle spoglie dei M. traslate da Milano a Colonia nel 1164.

 Gentile da Fabriano Adorazione dei Magi 1423 – Museo degli Uffizi

Da ricordare anche la testimonianza di Marco Polo, che afferma di aver visitato nella città persiana di Sāva le tombe dei Magi.Il prestigio dei Magi, ben noti al mondo greco per i cospicui contatti con la scuola di Mileto, era ancora altissimo quando, tra il 50 e il 55, Matteo redasse in aramaico il suo vangelo, tradotto poco dopo in greco. L’evangelista, perciò, si limita a riferire della stella avvistata in Oriente, dell’incontro dei M. con Erode, dell’angelo apparso loro in sogno per dissuaderli dal tornare da Erode, infine del loro ritorno a un imprecisato paese d’origine. Re caldei discepoli di Balaam, come sostengono Origene, Girolamo, Basilio di Cesarea e Gregorio di Nissa, o saggi provenienti dalla Persia, come vogliono, tra gli altri, Prudenzio, Cirillo d’Alessandria e Giovanni Crisostomo, i Magi sono comunque gentili, cioè pagani, che, con il loro omaggio, riconoscono al Bambino natura divina, in contrasto con i giudei, che non ammettono la regalità sovrannaturale di Gesù.

Leonardo da Vinci

L’osservazione del moto degli astri e dei fenomeni celesti era propria della tradizione mesopotamica e l’attesa di un salvatore, il Saoshyant, era maturata in area iranica, in seno alla religione mazdea, della quale i Magi costituivano il corpo sacerdotale. Dell’attesa messianica riferita a un ambiente non cristiano fanno menzione i testi apocrifi (Protovangelo di Giacomo, redatto tra il sec. 2° e il 6°; Vangelo arabo dell’infanzia), nonché il cospicuo corpus di leggende elaborate in area siromesopotamica (Caverna dei tesori, datata al 500 ca., nota anche come Kitāb al-Majāll nella traduzione araba del sec. 10°) e iranica (Opus imperfectum in Matthaeum, Cronaca di Zuqnīn).

Museo Archeologico Ravenna

Nella letteratura orientale (Vangelo arabo dell’infanzia) come in quella occidentale (Excerpta Latina Barbari, del 600 ca.) sono registrati i nomi dei M.: Baldassarre ‘il protetto del Signore’, Melchiorre ‘il re della luce’ e Gaspare ‘colui che ha conquistato il farr’, cioè una qualità luminosa che è conoscenza magica incommensurabile. Legato alla cristianità per l’episodio dell’adorazione del Bambino e anche per il viaggio in India dell’apostolo Tommaso, che secondo la tradizione orientale fu alla sua corte, Gaspare è da identificare con Gondofare, potente sovrano indo-partico formato alla cultura ellenistica e di profonda religiosità, come provano i simboli che compaiono sulle sue monete (Bussagli, Chiappori, 1985, p. 65ss.). Significativo è anche il numero dei Magi, che viene fissato a tre: tre sono i doni, tre è il numero perfetto e tre sono le razze umane (semitica, camitica, giapetica) che i Magi rappresentano, a significare l’universalità del messaggio cristiano; inoltre l’autore delle Excerptiones patrum, testo del sec. 12° attribuito a Beda il Venerabile, definisce uno dei Magi fuscus, mentre Baldassarre viene talora raffigurato come negro. I Magi rappresentano anche le tre età dell’uomo (giovinezza, maturità, vecchiaia) in rapporto al tempo infinito, generatore d’ogni realtà, incarnato dal Bambino.

la voce Magi nella enciclopedia Treccani
proposta da Aila Santi Brenzini

 

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