L’intestino sano e le basi da cui partire per vivere in sintonia con il tuo microbiota.

L’intestino sano e le basi da cui partire per vivere in sintonia con il tuo microbiota.

Esiste una correlazione tra stile di vita, ambiente in cui si vive, scelte alimentari, un intestino sano e la composizione del nostro microbiota? Ovviamente sì.

Ormai non si contano più gli studi fatti su campioni di microbiota umano e animale che dimostrano chiaramente come cambiamenti di modelli alimentari inducano modificazioni del microbiota.

Così come portano anche ad avere un corpo più energico e ad un’intestino sano e più vitale.

 

Il microbiota

Abbiamo scoperto e compreso, specialmente negli ultimi anni, che il nostro microbiota è fondamentale per i processi digestivi, per il giusto funzionamento del nostro sistema immunitario e in generale per la salute.

Quindi bisogna sempre tenere a mente che il nostro modello alimentare, oltre a nutrire noi, nutre anche il nostro microbiota: il vecchio detto “siamo quello che mangiamo” andrebbe riformulato: “siamo” in relazione a quanto soddisfiamo le esigenze del microbiota e delle cellule.

 

Il giusto rifornimento

Una macchina omologata a benzina non può funzionare a diesel, infatti comincia a dare segnali di allarme se viene alimentata con il carburante sbagliato. E se ignoriamo il malfunzionamento e tiriamo avanti, sperando che passi, presto l’auto si romperà.

La stessa cosa succede con il nostro microbiota. Il modello alimentare adottato e la capacità digestiva collegata al microbiota, oltre a influenzare il microbiota stesso, incidono sulla sua impronta e ne determina un intestino sano oppure no.

Detta in altri termini: quando non riforniamo il corpo con il “carburante” con il quale ci siamo evoluti, questo può causare problemi fisici, infiammazioni e così via.

 

Non è solo l’alimentazione!

Oltre che dall’alimentazione, l’impronta microbiotica e la capacità di avere un intestino sano, dipende da:

  • l’uso di farmaci;
  • la presenza di conservanti e additivi nel cibo;
  • l’ambiente esterno;
  • la percentuale di cibo crudo o cotto nella nostra dieta.

 

Le basi della salute per un intestino sano

Le basi della nostra salute dipendono da due fattori principali: la salute delle cellule e la composizione del microbiota (microbiota originario).

Per prima cosa, la salute del nostro organismo dipende dalla salute delle nostre cellule, la quale dipende a sua volta dalla composizione chimica del liquido extracellulare. Questo liquido, che possiamo definire come il nostro grande mare interno:

  • nutre le cellule;

  • influenza il comportamento cellulare e, di conseguenza, anche il nostro tramite gli ormoni e i neurotrasmettitori presenti in esso.

Se le sostanze inquinanti esogene (additivi alimentari, farmaci di sintesi ecc.) e le scorie metaboliche superano il livello di guardia, le cellule degenerano.

Se il liquido extracellulare contiene tutti i nutrienti e micronutrienti che servono alle cellule, se il sistema depurativo (formato da fegato, reni, polmoni ecc.) mantiene sotto il livello di guardia le tossine esogene ed endogene, e se il pH è al suo livello di norma, le cellule godono di ottima salute.

 

Lo schema del microbiota originario

L’altro elemento fondamentale per la nostra salute è la composizione del microbiota che dipende dallo stile di vita e specialmente dal modello alimentare.

Il microbiota si è coevoluto con noi e con esso abbiamo un rapporto simbiotico, perciò il nostro compito è quello di riselezionare, attraverso il nostro modello alimentare, il microbiota che è in sintonia con i nostri interessi vitali.

Il corretto modello alimentare è quello che soddisfa al meglio le esigenze delle cellule che compongono il nostro organismo e che soddisfa contemporaneamente le esigenze del nostro microbiota originario, favorendo la formazione e il mantenimento di una comunità microbica ben composta, in sintonia con gli interessi dell’organismo.

 

Come funziona in natura?

In natura gli animali mangiano solo per appagare i bisogni istintivi, soddisfacendo così anche le richieste del microbiota originario, ovvero quello che si è coevoluto con loro.

A differenza degli animali, noi esseri umani attraverso l’atto del mangiare soddisfiamo diversi bisogni che possono essere istintivi, abitudinari, sociali ecc.

 

“Il progressivo allontanarsi dell’uomo dal suo ambiente naturale, dalla vita immersa nella natura, lo ha allontanato anche dal microbiota originario con il quale si è evoluto.”

 

Se vogliamo recuperare nel modo migliore il nostro simbionte originario, dovremmo attivarci riconquistando uno stile di vita utile per un efficiente funzionamento del microbiota.

Lo scopo finale dell’alimentazione è quello di nutrire le cellule del nostro organismo, perché ogni volta che mangiamo in realtà apportiamo cibo anche al microbiota, il quale lo rielabora insieme ai nostri enzimi digestivi.

I prodotti finali arrivano al liquido extracellulare, affinché le cellule possano finalmente nutrirsi.

Il cibo che introduciamo nel nostro apparato digerente deve armonizzarsi con la nostra anatomia e fisiologia digestiva: se è in sintonia con le nostre esigenze digestive è in sintonia anche con il nostro microbiota.

 

Batteri e malattie

A seguito di tutte queste considerazioni forse la tradizionale idea di batterio sta cominciando a vacillare.

Fino a qualche anno fa batterio era sinonimo di morte e distruzione, partendo sempre dal presupposto che siano i batteri a generare le malattie. Questo è un argomento complesso e articolato, in cui il confine tra informazione e convinzione è labile.

Secondo Pasteur, chimico e biologo francese a cui si deve tra le altre cose l’invenzione del processo di pastorizzazione, i batteri presenti nelle malattie ne sono la causa, ipotesi alla base della sua teoria sulla patogenesi.

Invece secondo Antoine Béchamp, medico e chimico francese, i batteri sono presenti in caso di malattia, quindi ne sono il risultato, non la causa (teoria pleomorfica).

Motivi di discussioni non mancano. Ma studiando il microbiota una cosa risulta chiara: stile di vita e modello alimentare selezionano il microbiota.

 

Colonizzazione e contaminazione

Partendo da questo concetto non è difficile comprendere come, per esempio, dei batteri presenti nell’enterotipo 3 non possano colonizzare un enterotipo 1 o 2

I ruminococchi non colonizzano gli altri enterotipi per un banale motivo: non trovano l’ambiente adatto alla loro sopravvivenza.

Ho usato volutamente il termine “colonizzazione” piuttosto che “contaminazione” o “contagio” per una semplice ragione:

“Se un ambiente non è colonizzabile, i batteri non sono in grado di contagiare.”

 

I termini contagio e “contaminazione, perciò, possono portarci fuori strada e non ci danno la possibilità di comprendere il vero ruolo dei batteri, la loro importanza e la funzione che assolvono in natura.

 

Le due città

Immagina due città vicine; la città numero uno viene invasa (colonizzata) dai topi mentre la città numero due no.

Questo accade perché nella città numero uno i topi trovano il necessario per vivere: cibo (immondizia, fogne mal gestite, ecc.), tane sicure e pochi “nemici” naturali.

Dalla città numero due invece, essendo provvista di un buon sistema di pulizia, con strade e palazzi liberi dall’immondizia e fogne ben gestite, i topi stanno alla larga.

Quindi i topi non possono colonizzare la città numero due perché la “loro presenza è in stretta relazione con un ambiente adatto alla loro sopravvivenza.

 

Nuove frontiere

La capacità del microbioma intestinale di interagire e influenzare il sistema nervoso sta aprendo nuove frontiere nel campo della medicina tradizionale.

Sappiamo ancora poco sulle interazioni tra organismi unicellulari e pluricellulari e, per questo motivo, considerare i batteri solo come nemici è un po’ riduttivo.

Le nuove conoscenze sul microbiota iniziano a far vacillare vecchi preconcetti e a farci scoprire altri modelli di relazione tra organismi viventi, non più legati alla legge del più forte ma a quella della collaborazione, della simbiosi e dell’assistenza reciproca.

Con la scoperta del microbiota, il ruolo di batteri e virus nella loro interazione con gli organismi pluricellulari apre nuovi orizzonti. I batteri sono solo funzionali, se trovano il giusto substrato si moltiplicano e mangiano, se questo si esaurisce entrano in stato di quiete.

 

I batteri “buoni”

Le funzioni principali svolte dai batteri “buoni” che si trovano nell’intestino sono:

  •  completamento della digestione attraverso la fase di fermentazione degli alimenti e supporto nel transito intestinale;

  • assimilazione dei nutrienti, per esempio attraverso la sintesi delle vitamine e l’assorbimento dei minerali;

  • stimolazione della produzione di linfociti che rappresentano l’avanguardia delle nostre difese immunitarie;

  • eliminazione di scorie e di residui, come tossine e colesterolo.

 

L’aspetto fondamentale di cui oggi la comunità medica si sta rendendo sempre più conto è che il buon esito di questi processi non va solo a vantaggio del corretto funzionamento dell’intestino, ma anche del benessere generale dell’organismo.

Infatti, se nell’intestino non c’è equilibrio, cioè una o tutte queste funzioni vengono meno con la proliferazione di batteri “cattivi”, ciò va a detrimento di tutto il corpo con il manifestarsi di diverse patologie più o meno gravi, dai disturbi dell’umore, all’aumento di peso fino alle malattie autoimmuni.

 

Conclusione

La scelta di alimentarsi in modo sano e consapevole diventa la chiave di volta per avere un microbiota in salute, un intestino sano e un corpo più energico e vitale.

Questo, già di per sé, è un ottimo punto di partenza. Nei prossimi articoli vedremo cos’altro possiamo fare per proteggere e sostenere in modo positivo il nostro intestino e il nostro benessere generale.

L’autore: Dott. Giuseppe Cocca

 

 

 

Igienista e digiunoterapeuta. Ha ideato l’Eft Evolutivo e predilige un’alimentazione sana, crudista e vegana.

www.giuseppecocca.it

© 2018 Dott. Giuseppe Cocca