Il viaggio è un po’ come il mare

Il viaggio è un po’ come il mare

Il viaggio è un po’ come il mare.
Si viene e si va. Come la marea.

E come il mare che si ritira lasciando detriti e frammenti di vite, ma anche luccicanti conchiglie levigate dalla salsedine, anche il viaggio, ad ogni sua fine, lascia qualcosa. Più o meno luccicante e levigato.

Andando a ritroso, ma anche spostando la notte più in la, viene da pensare ai viaggi improvvisati e impensati di chi è stato costretto a lasciare la propria casa e le proprie abitudini per trovare spazio in una temporanea inadattabilità. Fuoco brucia sotto la terra ma anche negli animi di chi ne è rimasto coinvolto o di chi lo è stato indirettamente.

Intanto l’estate inizia ed il mare si placa (o sembra farlo). E le danze iniziano. In un ballo serpentino ed orgiastico realizzato ad hoc in ogni cartolina vivente chiamata borgo o città costiera, e che prende vita appena il sole inizia a tardare insieme agli ultimi runners di paese.

Promemoria ed inviti. Matineé e serate. Si viene e si va. Anche solo spostandosi di qualche metro. In un calcolo statistico di luoghi possibili, quanti viaggi ognuno di noi è preparato ad affrontare nella propria vita che sia esso, come ne Le Città Invisibili di Calvino, in una città o in un’altra, più o meno accogliente, più o meno magica, più o meno tragica. Comunque viaggi da ricordare. Come nei migliori romanzi, siano essi best sellers, premi Pulitzer o di appendice.

Il viaggio resta. Ad aumentare la personale biblioteca virtuale che si chiama vita.

Petra Feliziani

 

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