Categoria: Holy

MAGI

MAGI

A Magian, Oxus Treasure, date ca. 559 BC-330 BC British Museum (votive plaque, embossed gold)

Sacerdoti persiani dediti al culto del fuoco e depositari dell’insegnamento di Zoroastro. Secondo Mt. 2, 1-12, i M. giunsero a Betlemme guidati da una stella per adorare Gesù Bambino.Nella tradizione letteraria come nell’iconografia medievale dei M. convergono, spesso integrandosi o sovrapponendosi le une alle altre, fonti diverse per origine, natura e contenuto: la testimonianza, stringata ed essenziale, del Vangelo di Matteo, l’esegesi condotta dai Padri della Chiesa, i vangeli apocrifi e le leggende elaborate in Oriente dalle comunità cristiane, oltre alle opere di compilazione e sintesi come la Legenda aurea di Jacopo da Varazze, alla quale l’iconografia largamente attinse, e la Historia trium regum (1370 ca.), che compendia e conclude la speculazione medievale sui M. evangelici, scritta dal carmelitano Giovanni di Hildesheim con l’intento di legittimare l’autenticità delle spoglie dei M. traslate da Milano a Colonia nel 1164.

Da ricordare anche la testimonianza di Marco Polo, che afferma di aver visitato nella città persiana di Sāva le tombe dei Magi.Il prestigio dei M., ben noti al mondo greco per i cospicui contatti con la scuola di Mileto, era ancora altissimo quando, tra il 50 e il 55, Matteo redasse in aramaico il suo vangelo, tradotto poco dopo in greco. L’evangelista, perciò, si limita a riferire della stella avvistata in Oriente, dell’incontro dei M. con Erode, dell’angelo apparso loro in sogno per dissuaderli dal tornare da Erode, infine del loro ritorno a un imprecisato paese d’origine. Re caldei discepoli di Balaam, come sostengono Origene, Girolamo, Basilio di Cesarea e Gregorio di Nissa, o saggi provenienti dalla Persia, come vogliono, tra gli altri, Prudenzio, Cirillo d’Alessandria e Giovanni Crisostomo, i Magi sono comunque gentili, cioè pagani, che, con il loro omaggio, riconoscono al Bambino natura divina, in contrasto con i giudei, che non ammettono la regalità sovrannaturale di Gesù.

Persepoli

L’osservazione del moto degli astri e dei fenomeni celesti era propria della tradizione mesopotamica e l’attesa di un salvatore, il Saoshyant, era maturata in area iranica, in seno alla religione mazdea, della quale i Magi costituivano il corpo sacerdotale. Dell’attesa messianica riferita a un ambiente non cristiano fanno menzione i testi apocrifi (Protovangelo di Giacomo, redatto tra il sec. 2° e il 6°; Vangelo arabo dell’infanzia), nonché il cospicuo corpus di leggende elaborate in area siromesopotamica (Caverna dei tesori, datata al 500 ca., nota anche come Kitāb al-Majāll nella traduzione araba del sec. 10°) e iranica (Opus imperfectum in Matthaeum, Cronaca di Zuqnīn).

Persepoli

Nella letteratura orientale (Vangelo arabo dell’infanzia) come in quella occidentale (Excerpta Latina Barbari, del 600 ca.) sono registrati i nomi dei M.: Baldassarre ‘il protetto del Signore’, Melchiorre ‘il re della luce’ e Gaspare ‘colui che ha conquistato il farr’, cioè una qualità luminosa che è conoscenza magica incommensurabile. Legato alla cristianità per l’episodio dell’adorazione del Bambino e anche per il viaggio in India dell’apostolo Tommaso, che secondo la tradizione orientale fu alla sua corte, Gaspare è da identificare con Gondofare, potente sovrano indo-partico formato alla cultura ellenistica e di profonda religiosità, come provano i simboli che compaiono sulle sue monete (Bussagli, Chiappori, 1985, p. 65ss.). Significativo è anche il numero dei M., che viene fissato a tre: tre sono i doni, tre è il numero perfetto e tre sono le razze umane (semitica, camitica, giapetica) che i M. rappresentano, a significare l’universalità del messaggio cristiano; inoltre l’autore delle Excerptiones patrum, testo del sec. 12° attribuito a Beda il Venerabile, definisce uno dei M. fuscus, mentre Baldassarre viene talora raffigurato come negro. I M. rappresentano anche le tre età dell’uomo (giovinezza, maturità, vecchiaia) in rapporto al tempo infinito, generatore d’ogni realtà, incarnato dal Bambino.

Sant’Apollinare in Classe Ravenna

Sacerdoti persiani dediti al culto del fuoco e depositari dell’insegnamento di Zoroastro. Secondo Mt. 2, 1-12, i M. giunsero a Betlemme guidati da una stella per adorare Gesù Bambino.Nella tradizione letteraria come nell’iconografia medievale dei M. convergono, spesso integrandosi o sovrapponendosi le une alle altre, fonti diverse per origine, natura e contenuto: la testimonianza, stringata ed essenziale, del Vangelo di Matteo, l’esegesi condotta dai Padri della Chiesa, i vangeli apocrifi e le leggende elaborate in Oriente dalle comunità cristiane, oltre alle opere di compilazione e sintesi come la Legenda aurea di Jacopo da Varazze, alla quale l’iconografia largamente attinse, e la Historia trium regum (1370 ca.), che compendia e conclude la speculazione medievale sui M. evangelici, scritta dal carmelitano Giovanni di Hildesheim con l’intento di legittimare l’autenticità delle spoglie dei M. traslate da Milano a Colonia nel 1164.

 Gentile da Fabriano Adorazione dei Magi 1423 – Museo degli Uffizi

Da ricordare anche la testimonianza di Marco Polo, che afferma di aver visitato nella città persiana di Sāva le tombe dei Magi.Il prestigio dei Magi, ben noti al mondo greco per i cospicui contatti con la scuola di Mileto, era ancora altissimo quando, tra il 50 e il 55, Matteo redasse in aramaico il suo vangelo, tradotto poco dopo in greco. L’evangelista, perciò, si limita a riferire della stella avvistata in Oriente, dell’incontro dei M. con Erode, dell’angelo apparso loro in sogno per dissuaderli dal tornare da Erode, infine del loro ritorno a un imprecisato paese d’origine. Re caldei discepoli di Balaam, come sostengono Origene, Girolamo, Basilio di Cesarea e Gregorio di Nissa, o saggi provenienti dalla Persia, come vogliono, tra gli altri, Prudenzio, Cirillo d’Alessandria e Giovanni Crisostomo, i Magi sono comunque gentili, cioè pagani, che, con il loro omaggio, riconoscono al Bambino natura divina, in contrasto con i giudei, che non ammettono la regalità sovrannaturale di Gesù.

Leonardo da Vinci

L’osservazione del moto degli astri e dei fenomeni celesti era propria della tradizione mesopotamica e l’attesa di un salvatore, il Saoshyant, era maturata in area iranica, in seno alla religione mazdea, della quale i Magi costituivano il corpo sacerdotale. Dell’attesa messianica riferita a un ambiente non cristiano fanno menzione i testi apocrifi (Protovangelo di Giacomo, redatto tra il sec. 2° e il 6°; Vangelo arabo dell’infanzia), nonché il cospicuo corpus di leggende elaborate in area siromesopotamica (Caverna dei tesori, datata al 500 ca., nota anche come Kitāb al-Majāll nella traduzione araba del sec. 10°) e iranica (Opus imperfectum in Matthaeum, Cronaca di Zuqnīn).

Museo Archeologico Ravenna

Nella letteratura orientale (Vangelo arabo dell’infanzia) come in quella occidentale (Excerpta Latina Barbari, del 600 ca.) sono registrati i nomi dei M.: Baldassarre ‘il protetto del Signore’, Melchiorre ‘il re della luce’ e Gaspare ‘colui che ha conquistato il farr’, cioè una qualità luminosa che è conoscenza magica incommensurabile. Legato alla cristianità per l’episodio dell’adorazione del Bambino e anche per il viaggio in India dell’apostolo Tommaso, che secondo la tradizione orientale fu alla sua corte, Gaspare è da identificare con Gondofare, potente sovrano indo-partico formato alla cultura ellenistica e di profonda religiosità, come provano i simboli che compaiono sulle sue monete (Bussagli, Chiappori, 1985, p. 65ss.). Significativo è anche il numero dei Magi, che viene fissato a tre: tre sono i doni, tre è il numero perfetto e tre sono le razze umane (semitica, camitica, giapetica) che i Magi rappresentano, a significare l’universalità del messaggio cristiano; inoltre l’autore delle Excerptiones patrum, testo del sec. 12° attribuito a Beda il Venerabile, definisce uno dei Magi fuscus, mentre Baldassarre viene talora raffigurato come negro. I Magi rappresentano anche le tre età dell’uomo (giovinezza, maturità, vecchiaia) in rapporto al tempo infinito, generatore d’ogni realtà, incarnato dal Bambino.

la voce Magi nella enciclopedia Treccani
proposta da Aila Santi Brenzini

 

ASCENSIONE [profumo e sapore di Paradiso]

ASCENSIONE [profumo e sapore di Paradiso]

Perugino, Ascensione –  Musée des beaux-arts (Lione)

La Festa dell’Ascensione si celebra 40 giorni dopo la Pasqua. Nell’attuale calendario liturgico della chiesa cattolica, tuttavia, scorre alla domenica immediatamente successiva. L’evangelista Luca è quello che maggiormente descrive questo momento del mistero pasquale, sotto il segno della benedizione e della missione. Da lui sembra che l’evangelista Marco abbia conosciuto la notizia di questo fatto, riportato in un rapido passaggio alla fine dell’opera.

Giotto – Ascensione – Cappella degli Scrovegni a Padova .

L’Ascensione è una festa carica di suggestioni: invita a salire in alto, come quando si scala la vetta di una montagna. Pensiamo al monte dell’Ascensione sopra la città di Ascoli. Allo stesso tempo è piena di ricadute o conseguenze positive per la vita dell’uomo sulla terra: viene benedetto e reso forte per svolgere la sua missione di abitare e custodire il pianeta. Oggi il cielo chiede che il mondo sia ancora la casa di tutti e sia luogo di armonia, pace e benessere per ogni essere vivente.

Edicola dell’Ascensione – Gerusalemme

Don Andrea Andreozzi

Chiesa della Martorana

Chiesa della Martorana

Chiesa della Martorana

La Chiesa della Martorana si affaccia su Piazza Bellini a Palermo e appartiene all’Eparchia di Piana degli Albanesi, diocesi cattolica con rito greco – bizantino. È tra le più affascinanti chiese bizantine che esistono in Sicilia risalente al Medioevo. In Italia testimonia la presenza della cultura religiosa e artistica ortodossa, presente ancora oggi. Furono gli albanesi che si rifugiarono in Sicilia, per sfuggire alle persecuzioni turche, che apportarono questo culto che ha lasciato notevoli tracce nella pittura delle icone, nel rito religioso, nella lingua e nei costumi tradizionali delle colonie albanesi della provincia di Palermo.

Questa comunità appartiene oggi alla Chiesa Cattolica ma segue il rito e le tradizioni della Chiesa Orientale Ortodossa. La bellezza di questa chiesa sta anche nella molteplicità di stili che racchiude, poiché di secolo in secolo è stata arricchita da diversi dettagli artistici, architettonici e culturali. Oggi la Chiesa della Martorana è una ChiesaMonumento, da ammirare e visitare nelle sue molteplici facce e bellezze.

Storia della Chiesa della Martorana

Un documento greco arabo, risalente al 1143, un’incisione sulla facciata e una raffigurazione musiva, attestano che questa chiesa fu fondata proprio in quell’anno per volere di Giorgio d’Antiochia, ammiraglio siriaco di fede ortodossa, al servizio di Ruggero II. La chiesa fu costruita da artisti orientali nei pressi del monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194. A questo edificio, più volte restaurato, si accede tramite il campanile, una costruzione a pianta quadrata del XIII secolo, aperta in basso da arcate arcuate a colonne angolari e con tre grandi ordini di grandi bifore. La chiesa ha pianta a croce greca, prolungata dal nartece e l’atrio sui quali si trova un portale assiale ancora esistente.

Originariamente l’edificio era sistemato e decorato come una chiesa bizantina a quattro colonne, fatta eccezione per gli archi a sesto acuto e i pennacchi della cupola, che appartenevano alla corrente islamica. Nel 1193 le case attorno furono adibite a convento basiliano e la chiesa ne verrà in seguito inglobata. Nel 1394 avviene la fondazione del convento della Martorana, ceduto poi ai benedettini.

Nel XVI questa maestosa chiesa cade in un periodo di abbandono e nel 1683/1687, per adeguarla al nuovo rito latino, l’abside centrale viene distrutta e sostituita da una nuova abside rettangolare. Nel 1740 Nicolò Palma progetta un nuovo prospetto secondo il gusto barocco dell’epoca.

Nel 1846, anno in cui si realizza l’abbassamento della piazza, viene realizzata la scalinata antecedente la chiesa e tre il 1870 e il 1873 Giuseppe Patricolo effettua un drastico restauro della chiesa con la volontà di riportarla alle fattezze originali. Sul finire del XIX la chiesa viene nuovamente abbandonata fino al ritorno del rito greco nella prima metà del XX secolo.

Oggi questa chiesa è il punto di riferimento per più di 15.000 fedeli albanesi d’Italia di rito graco – bizantino.

Arte della Chiesa della Martorana

Entrati nel primo corpo della costruzione si trovano due decorazioni musive sul fronte del corpo originario che raffigurano Ruggero II e Giorgio d’Antiochia. Superata questa parte si arriva nella chiesa vera e propria, dove la parte superiore delle pareti e la cupola, al sommo della quale c’è l’immagine del Cristo Pantocratore, sono interamente rivestite di decorazioni musive di periodo bizantino, le più antiche di tutta la Sicilia e di grande importanza, in connessione con quelle riguardanti Dafne.

Il ciclo di mosaici che si trova all’interno della chiesa è il più antico di tutta la Sicilia e rappresentano il Cristo con i quattro arcangeli e i patriarchi, mentre nelle nicchie sono ospitati i quattro evangelisti e nelle volte rimanenti gli apostoli. L’abside, distrutta sul finire del ‘700 fu sostituita con l’attuale cappella barocca a tarsie marmoree.

foto di Francesco Ferrucci testi tratti dal blog IL GENIO DI PALERMO

 

Il tronco e il virgulto

Il tronco e il virgulto

 

A partire dal giorno 17 dicembre il tempo liturgico dell’Avvento vive una svolta e passa da un genere di attesa del ritorno glorioso del Signore Gesù sulle nubi del cielo alla memoria delle profezie che hanno annunciato la sua nascita nel tempo sotto il segno dell’umiltà della natura umana. Tra queste emerge come la più famosa la parola del capitolo 11 del rotolo di Isaia, il quale annuncia lo spuntare di un virgulto dal tronco di Iesse. La metafora parla della nascita del rampollo della casata reale di Davide. Iesse, infatti, è il padre di Davide e la sua famiglia abita in Betelemme. Il discendente atteso sarà capace di dare un governo di giustizia e di pace al paese e di avere cura dei più poveri. Il rapporto tra tronco e nuovi germogli è suggestivo, parla delle radici e della capacità di rinnovamento, del susseguirsi delle generazioni dentro un comune albero genealogico. In definitiva, rende bene il quadro della grande famiglia umana, vista nella sua memoria e nella sua profezia di futuro e di vita.

A questo punto nasce spontaneo il collegamento tra il dolce tipico del Natale chiamato “tronchetto”, specialità che non potrà mancare nelle pasticcerie in questo periodo di preparazione alla festa, e il t dal quale deriva Gesù. Riscoprire le tradizioni vuol dire anche gustare la Bibbia nei cibi e i cibi nella Bibbia.

Don Andrea Andreozzi  

 

Il Corpus Domini e il Sacro Cuore

Il Corpus Domini e il Sacro Cuore

 

Dopo il tempo di Pasqua, conclusosi con la Pentecoste, il Tempo Ordinario del calendario della liturgia cattolica riparte con la Solennità della Santissima Trinità, del Sacratissimo Corpo e Sangue del Signore, meglio conosciuta come “Corpus Domini” e, infine, con la Festa del Sacro Cuore di Gesù.

Alla vigilia del Corpus Domini in tutto il mondo si prepara la solenne processione eucaristica, l’unica ad essere d’obbligo, mentre tutte le altre non vengono richieste. In molte località grandi e piccole il passaggio del Santissimo Sacramento viene salutato con un’infiorata lungo le vie, con drappi alle finestre e tante luci accese. La solennità, con la quale viene accolta la presenza reale di Gesù nell’ostensorio portato dal prete, riflette la grande fede della chiesa cattolica nel santissimo sacramento. Specie dopo la riforma protestante, la controriforma diede grande impulso all’adorazione davanti al tabernacolo e alla processione con Gesù eucarestia. Il maestoso baldacchino del Bernini sopra l’altare della basilica di San Pietro richiama alla mente i baldacchini che proteggono l’ostensorio. Le origini della solennità del Corpus Domini risalgono, tuttavia, più indietro nel tempo, cioè al sec. XIII, specie come conseguenza del miracolo di Bolsena e di alcune visione di un monaca in Belgio.

 

Il venerdì successivo al Corpus Domini è il giorno della Festa del Sacro Cuore di Gesù, dovuta alle visioni di una santa Francese, Margherita Maria Alacoque, la quale sondò la profondità dell’amore divino custodito nel cuore del Dio fatto carne nel grembo della Vergine Maria. Il culto al Sacro Cuore si è subito diffuso in tutto il mondo ed è conosciuto da molti, anche attraverso la preghiera imparata da piccoli: “Dolce cuore di Gesù, fa ch’io t’ami sempre più. Dolce cuore di Maria, siate la salvezza dell’anima mia.

Don Andrea Andreozzi

ISLAM [digiuno del mese di Ramadan]

ISLAM [digiuno del mese di Ramadan]

Il digiuno nel mese di Ramadan è uno dei cosiddetti cinque pilastri dell’Islam, ovvero i precetti che ogni musulmano deve rispettare per considerarsi tale (gli altri quattro sono: professare l’unicità di Dio e Muhammad come Profeta, pregare 5 volte al giorno, fare l’elemosina rituale, compiere il pellegrinaggio rituale a Mecca, nel periodo dovuto, almeno una volta nella vita).

Istituito nel secondo anno dell’Egira, ovvero nell’anno 624, quando Muhammad, il profeta dell’Islam, fuggì da Mecca per stabilirsi a Medina, il digiuno consiste nell’astenersi da cibi, liquidi, fumo e rapporti sessuali dall’alba al tramonto. Sono tenute al digiuno tutte le persone sane adulte mentre vengono esonerate le persone anziane, le donne in stato di gravidanza, i malati e i bambini. Il digiuno può essere interrotto per cause di forza maggiore (viaggi, malattie, ciclo mestruale…) ma va recuperato appena possibile.

Considerato come un “tempo forte” dell’intero anno islamico, il digiuno ha forti valenze sociali in quanto per i ragazzi che iniziano a praticarlo rappresenta una sorta di passaggio al mondo degli adulti e per la società un momento di forte coesione sociale. Durante tutto il mese di ramadan nei paesi islamici si respira un clima di festa e le famiglie spendono di più in alimenti e abbigliamento.

Spiritualmente l’atto del digiunare dovrebbe distogliere corpo e mente dalle realtà terrene e permettere di rivolgersi più a Dio e alle esigenze dei fratelli. In effetti durante il mese di ramadan ricorrono molti anniversari che ricordano eventi fondativi dell’Islam:

il 10 anniversario della morte di Khadija, prima moglie del Profeta,
il 19 anniversario della presa di Mecca
e il 27 la cosiddetta “Notte del destino“, anniversario della prima rivelazione del Corano.

Corporalmente invece il digiuno dovrebbe aiutare a temprare la forza di volontà ma va precisato che la “sindrome da stress da digiuno” porta spesso ad un considerevole aumento del numero di incidenti stradali in prossimità delle ore del tramonto e ad un elevato numero di ricoveri in pronto soccorso nei periodi di caldo torrido.

Il periodo del mese di Ramadan non corrisponde mai ad una data fissa del nostro calendario solare. Poiché il calendario islamico è di tipo lunare (ovvero più corto di circa 11 giorni rispetto al nostro) tutte le feste retrocedono di circa 11 giorni rispetto l’anno solare precedente. Nell’anno 2018 il mese di ramadan corrisponde al periodo che va dal 16 maggio al 14 giugno, data questa in cui si terrà la festa di ‘Aid al-Fitr (festa di rottura del digiuno). Le ore di digiuno quotidiane variano a seconda della latitudine: da un minimo di 11 (Argentina, SudAfrica, Australia) ad una media di 13/15 per i paesi della fascia equatoriale, Nord africa, vicino ed estremo Oriente, fino ad un massimo di 19-20 ore per i paesi nordici.

articolo di Ruffino Gobbi docente di storia delle religioni
ricerca iconografica di Aila Santi Branzini archeologa

Bibliografia:

Ramadan” in M. A. AMIR-MOEZZI, Dizionario del Corano, Mondadori 2007,  691-694C. NOYE’, Il grande libro del digiuno, Messaggero, Padova 2009
BRANCA, I musulmani, Mulino 2000

www.sufi.it/Islam/ramadan.htm
www.islamitalia.it/religione/ramadhan.html

LA FESTA DELL’EPIFANIA

LA FESTA DELL’EPIFANIA

 

Domenico Ghirlandaio, Natività e adorazione dei pastori, 1485; dipinto su tavola. Firenze, Basilica di Santa Trinita, cappella Sassetti.

Nel periodo ellenistico e, poi, nell’epoca in cui nacque Gesù,  era consuetudine per i sovrani assumere il titolo di “Epifane”, con il quale volevano pubblicizzare a livello popolare il massimo splendore del regno. Specie nelle apparizioni pubbliche, il re faceva grande sfoggio di ricchezze e meravigliava le folle con spettacoli e con un’altisonante propaganda di regime. Ogni volta che si mostrava alla gente, voleva impressionarla a tal punto da far pensare all’apparizione della stessa divinità sulla terra.

 

La Battaglia di Isso (o il mosaico di Alessandro) è un mosaico romano del 100 a.C. circa – Pompei

L’Epifania di Gesù Cristo percorre canoni completamente differenti. La gloria di Dio risplende sul mondo e su tutte le nazioni attraverso la presenza di un bambino, dinanzi al quale si inchinano insigni personaggi come i Magi. Essa si prolunga, poi, nel Battesimo del Giordano e nella prima apparizione della gloria a Cana di Galilea, dove, come dice il Vangelo di Giovanni, Gesù diede inizio ai suoi segni. Si tratta, insomma, di un riconoscimento che non ha bisogno di effetti speciali, perché in Gesù Dio appare visibilmente sulla terra e si pone in relazione con gli uomini.

L’Adorazione dei Magi è un dipinto tempera a colla e oro su tavola  di Andrea Mantegna, databile al 1497-1500 circa e conservato nel Getty Museum di Los Angeles

L’Epifania in Oriente ha origini più antiche della stessa celebrazione del Natale. Ne è prova il fatto che in molte chiese dell’Est la festa della nascita di Cristo si celebri proprio il 6 gennaio. Rispetto al Natale, essa mette maggiormente in evidenza la nascita eterna del Figlio. Il primo parla della nascita carnale, la seconda delle manifestazioni in terra della generazione eterna del Verbo (cfr. A. Nocent, Anàmnesis. L’anno liturgico. Storia, teologia e celebrazione, Genova 1988, pp. 177-191).

Mosaico che riproduce i Re Magi, a Ravenna, in Santa Apollinare Nuovo a Ravenna

Il simbolo del 6 gennaio è certamente la stella cometa, mentre i protagonisti sono i magi, personaggi che, secondo alcuni, sarebbero i pagani rappresentanti delle nazioni, mentre, per altri studiosi, si tratterebbe di ebrei della diaspora. Sulla stella sono state date diverse spiegazioni, di natura storica e teologica.

Mosaico – Battistero degli Ariani Ravenna – iniziato alla fine del V secolo e terminato nella seconda metà del VI secolo

Le nozze di Cana è un dipinto di Paolo Caliari detto il Veronese del 1563, custodito al Louvre di Parigi

Don Andrea Andreozzi

AMORE

AMORE

“L’amore apre la strada verso la beatitudine
L’amore è mutazione e ogni trasformazione è inevitabilmente dolorosa.
Proprio perché l’amore fa soffrire , milioni d persone vivono la loro vita priva di amore.
L’uomo privo di amore è narcisista è chiuso.
L’amore è fondamentale per la conoscenza di sé.
La persona che non ha conosciuto l’altro in un amore profondo in una passione intensa,
non sarà in grado di conoscere se stesso, perché non avrà più lo specchio per vedere il proprio riflesso.
Più l’amore sarà puro più sarà elevato.
Ma l’amore elevato richiede che tu sia aperto, vulnerabile.
Devi lasciare cadere l’armatura, ed è doloroso l’altro può farti del male.
Affronta il rischio. Bisogna essere nell’amore.”

Osho

http://www.oshomiasto.it/index.php/it/component/content/?id=9
http://www.oshoba.it
http://www.osho.com/it

 

PENTECOSTE

PENTECOSTE

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La festa di Pentecoste si chiama in ebraico šewuôt, «delle settimane». Si collega al raccolto di primavera e, in secondo luogo, sul piano storico salvifico, al dono della legge al Sinai. Le fonti rabbiniche dicono che settanta nazioni fossero presenti ai piedi del monte quando Dio parlò a Mosè. Già l’evento sinaitico ebbe un chiaro carattere pentecostale, dal momento che tutte le genti poterono udire la voce del Signore nella loro lingua, segno che la Legge non è valida solo per un solo popolo, ma per tutti.

 

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Un piccolo ricordo personale circa il menù del giorno di Pentecoste. In Collegio le Suore preparavano, al termine del pranzo, le fragole per mettere in tavola il colore rosso, tipico dello Spirito Santo. Un consiglio personale, non so quanto pertinente. Dal momento che lo Spirito viene percepito come lingue di fuoco che si posano sopra  ogni discepolo, potrebbe non essere insensato proporre agli ospiti un bel piatto di linguine al limone o con qualunque altro sugo.

Don Andrea Adreozzi

 

SCIO’ LA PICA e L’ARMATA DI PENTECOSTA a MONTERUBBIANO

Quando la primavera è al culmine, nel giorno della Pentecoste, prende vita a Monterubbiano la rievocazione storica dell’Armata di Pentecoste “Sciò la Pica”. Sebbene sia difficile datare con certezza le origini della rievocazione, esistono documenti cinquecenteschi che ne attestano la storicità ed un’origine che risale addirittura alla “Ver Sacrum” ossia la primavera sacra picena, vantando una lunghissima continuità storica ininterrotta. Secondo la tradizione tramandataci dagli storici latini: Plinio, Festo e Strabone, giovani popolazioni sabine, allontanate dal proprio nucleo di origine per “voto” sacrificale forse per una pestilenza o carestia, seguendo percorsi prestabiliti, arrivarono prima dell’espansione della civiltà romana, fin nel Piceno, seguendo il volo del Picchio, uccello totemico sacro al Dio Marte e comunemente chiamato Pica. L’eco di questi lontani avvenimenti resta ancora oggi nella tradizione monterubbianese dello “Sciò la Pica”. Durante il corteo storico, infatti, un gruppo di zappaterra, vestito del tradizionale guazzarone, ripete l’antica costumanza scacciando la pica con una canna da un albero di ciliegio, tagliato per l’occasione alle prime luci dell’alba da alcuni giovani del paese.

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Accanto a questa tradizione si affianca quella medievale dell’Armata di Pentecoste in cui si ricorda l’epoca in cui la terra di Monterubbiano per intercessione della Madonna del Soccorso, fu liberata dalla schiavitù di un tiranno. La mattina del giorno di Pentecoste, dal quattrocentesco palazzo comunale, fa ingresso nella piazza uno splendido corteo di dame e cavalieri con al seguito le proprie armate, composte da giovani scelti fra le antiche corporazioni cittadine. Il culmine della festa si ha, poi, nel pomeriggio domenicale con la Giostra dell’Anello, durante la quale agguerriti cavalieri si sfidano in una competizione che necessita di grande abilità e destrezza; la conclusione della giostra è segnata da grida di gioia dei componenti della corporazione vincente, Il martedi successivo, presso i giardini di San Rocco, si svolgono i cosiddetti Baccanali, festeggiamenti che sono sicuramente ricordi di riti piceni.

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Fonti:
www.terredelpiceno.it
www.armatadipentecoste.it

 

 

 

 

 

 

 

 

IL SACRO SI MANIFESTA COME COSCIENZA INTERIORE

IL SACRO SI MANIFESTA COME COSCIENZA INTERIORE

la sottile linea rossa malick

“Stiamo cercando di avvicinarci all’ignoto, di aprire la porta a ciò che è nascosto in noi e passare oltre. E’ necessario sottomettersi interamente a una voce interna, un sentimento del divino, al sacro in noi, ma possiamo farlo solo in parte.
Il Sacro si manifesta come coscienza interiore, Il divino, Dio, deve essere trovato all’interno, La verità, la sola verità è la coscienza.

Tutto ciò che esiste è costituito da tre forze. Possono essere rappresentate come:
il Padre, la forza attiva;
il Figlio la forza passiva;
lo Spirito Santo la forza neutralizzante.

Il Padre crea il Figlio, il Figlio ritorna al Padre. La forza che scende è quella che desidera ritornare, risalire.

Nell’uomo sono rappresentate dalla mente in opposizione al corpo. La forza neutralizzante è il desiderio che li unisce, che li connette. Tutto deriva dal desiderio, dalla volontà. Per rappresentare Dio, bisogna rappresentare queste tre forze.
Dove si riuniscono le tre forze, lì è Dio. Quando due forze si oppongono e una terza interviene a unirle, lì è Dio.

Possiamo dire: “Dio abbi pietà di me”.
Possiamo chiedere aiuto, per raggiungere ciò che è al nostro interno. Questo è l’unico aiuto. Il nostro scopo è questo: contenere, unire queste tre forze al nostro interno…. ESSERE.”

Madame de Salzmann – La Realtà dell’Essere
© 2011 Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore Roma

 

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