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A chi non è mai capitato, dopo una giornata storta, una delusione, un litigio, di entrare in cucina aprire dispensa e frigo e mangiare in modo sconsiderato?
Ciò che abbiamo appena descritto rappresenta uno dei modi più regressivi per consolarci dalle avversità che la vita ci presenta.
Perché il cibo riesce in questa funzione rasserenatrice e di contenimento dell’ansia?
Essere alimentato, curato e pulito rientra nelle modalità iniziali di rapporto sia per l’uomo che per l’animale evoluto; importanza primaria ha quindi il rapporto alimentare tra madre e figlio, infatti la madre, fin dal primo istante pone la massima attenzione sui problemi della nutrizione.
Il primo tipo di relazione che avviene tra madre e figlio è attraverso l’alimentazione; mettiamoci nei panni di un neonato che ha fame; avremo delle sensazioni spiacevoli molto forti, sentiamo che abbiamo bisogno di qualcosa ma non sappiamo che fare; il nostro repertorio comportamentale ci offre giusto il pianto per metterci in contatto con il mondo e così non tardiamo ad utilizzarlo in tutte le sue forme e variazioni.
Supponiamo che questo stato perduri perché la sollecitudine di nostra madre non sia così istantanea, il nostro pianto diventerà sempre più disperato perché non sappiamo dare un senso a quello che sta accadendo; viviamo solo di sensazioni buone o cattive.
Per un neonato la sensazione cattiva è legata all’angoscia incontrollabile, all’annientamento, alla sopravvivenza stessa; essere nutriti, avere un contatto caldo e piacevole, non provare i morsi della fame definisce uno stato di benessere.

 

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Secondo la teoria di Melanie Klein l’individuo tratta con i suoi impulsi distruttivi innati, scindendo sia il suo Io che le rappresentazioni dell’oggetto in parti BUONE e parti CATTIVE proiettando i suoi impulsi distruttivi sull’oggetto cattivo dal quale si sente perseguitato. In questo caso il SENO rappresenta l’oggetto che soddisfa il bisogno, diventa un oggetto parziale; vale a dire che il concetto si riferisce non soltanto al seno come organo di allattamento ma anche all’oblio, da parte del bambino, della persona della madre.
Il Bambino, nelle prime fasi della sua vita, divide l’immagine di un seno completo in due parti, una delle quali diventa “il seno buono” concepito come perfetto, amabile e completamente soddisfacente, mentre l’altra parte viene concepita come odiosa, che respinge (“il seno cattivo”).Questo processo viene definito come posizione “schizo paranoide” che precede la posizione “depressiva”; l’attenzione che la Klein pone al rapporto tra madre e figlio mediato dall’alimentazione e le fantasie legate al seno buono e cattivo, ci ripropongono l’importanza, per un corretto sviluppo dell’individuo, di questi primi momenti.

Possiamo domandarci :”Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei?” – In fondo la tavola rappresenta un test di personalità che andrebbe approfondito; c’è chi divora, chi lascia sempre qualcosa, chi preferisce la pasta, chi adora la carne e chi muore per i dolci…
Ma esiste una correlazione tra cibo e personalità?
In uno studio americano di qualche tempo fa si è potuto evidenziare che lattanti che gradivano di buon grado una soluzione dolce, nel futuro dimostravano una certa dipendenza; altri lattanti che dimostravano la loro indifferenza a soluzioni dolci e meno dolci, nello studio longitudinale si sono dimostrati più indipendenti del primo gruppo.
Certamente i risultati vanno considerati solo in funzione speculativa e comunque il tutto va ulteriormente approfondito.
I due quadri clinici che emergono nel considerare la funzione nutritiva sono l’anoressia mentale e la bulimia che rappresentano le due facce della stessa medaglia: il non mangiare ed il mangiare troppo.

Marilena Tiburzi

 

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