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La festa di Pentecoste si chiama in ebraico šewuôt, «delle settimane». Si collega al raccolto di primavera e, in secondo luogo, sul piano storico salvifico, al dono della legge al Sinai. Le fonti rabbiniche dicono che settanta nazioni fossero presenti ai piedi del monte quando Dio parlò a Mosè. Già l’evento sinaitico ebbe un chiaro carattere pentecostale, dal momento che tutte le genti poterono udire la voce del Signore nella loro lingua, segno che la Legge non è valida solo per un solo popolo, ma per tutti.

 

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Un piccolo ricordo personale circa il menù del giorno di Pentecoste. In Collegio le Suore preparavano, al termine del pranzo, le fragole per mettere in tavola il colore rosso, tipico dello Spirito Santo. Un consiglio personale, non so quanto pertinente. Dal momento che lo Spirito viene percepito come lingue di fuoco che si posano sopra  ogni discepolo, potrebbe non essere insensato proporre agli ospiti un bel piatto di linguine al limone o con qualunque altro sugo.

Don Andrea Adreozzi

 

SCIO’ LA PICA e L’ARMATA DI PENTECOSTA a MONTERUBBIANO

Quando la primavera è al culmine, nel giorno della Pentecoste, prende vita a Monterubbiano la rievocazione storica dell’Armata di Pentecoste “Sciò la Pica”. Sebbene sia difficile datare con certezza le origini della rievocazione, esistono documenti cinquecenteschi che ne attestano la storicità ed un’origine che risale addirittura alla “Ver Sacrum” ossia la primavera sacra picena, vantando una lunghissima continuità storica ininterrotta. Secondo la tradizione tramandataci dagli storici latini: Plinio, Festo e Strabone, giovani popolazioni sabine, allontanate dal proprio nucleo di origine per “voto” sacrificale forse per una pestilenza o carestia, seguendo percorsi prestabiliti, arrivarono prima dell’espansione della civiltà romana, fin nel Piceno, seguendo il volo del Picchio, uccello totemico sacro al Dio Marte e comunemente chiamato Pica. L’eco di questi lontani avvenimenti resta ancora oggi nella tradizione monterubbianese dello “Sciò la Pica”. Durante il corteo storico, infatti, un gruppo di zappaterra, vestito del tradizionale guazzarone, ripete l’antica costumanza scacciando la pica con una canna da un albero di ciliegio, tagliato per l’occasione alle prime luci dell’alba da alcuni giovani del paese.

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Accanto a questa tradizione si affianca quella medievale dell’Armata di Pentecoste in cui si ricorda l’epoca in cui la terra di Monterubbiano per intercessione della Madonna del Soccorso, fu liberata dalla schiavitù di un tiranno. La mattina del giorno di Pentecoste, dal quattrocentesco palazzo comunale, fa ingresso nella piazza uno splendido corteo di dame e cavalieri con al seguito le proprie armate, composte da giovani scelti fra le antiche corporazioni cittadine. Il culmine della festa si ha, poi, nel pomeriggio domenicale con la Giostra dell’Anello, durante la quale agguerriti cavalieri si sfidano in una competizione che necessita di grande abilità e destrezza; la conclusione della giostra è segnata da grida di gioia dei componenti della corporazione vincente, Il martedi successivo, presso i giardini di San Rocco, si svolgono i cosiddetti Baccanali, festeggiamenti che sono sicuramente ricordi di riti piceni.

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Fonti:
www.terredelpiceno.it
www.armatadipentecoste.it