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Le origini

Nel suo scritto “La medicina antica” Ippocrate critica la precedente concezione filosofica, trascendente o divina delle malattie e delle cure, insistendo invece sul fatto che il perseguimento della salute e la cura dei malanni richieda osservazione, studio e catalogazione, coinvolgendo anche ambiente e alimentazione, nei quali si possono cercare le cause; gettando le basi del metodo scientifico sostiene che la medicina non deve essere statica e immobile come le credenze e le superstizioni, e non deve accontentarsi di quanto scoperto ma debba evolversi: “il resto sarà poi scoperto nel futuro”, scrive con straordinaria lungimiranza.
Ma è in un’altra opera che Ippocrate scrive ciò che ci interessa. Nel suo “Arie, acque, luoghi” descrive, per mezzo di un interessante excursus geografico e antropologico, come l’ambiente in cui si vive e si hanno le radici condizioni e determini la costituzione umana, ed eventualmente anche le sue malattie o la sua longevità. Ed è proprio qui, nel IV capitolo, che le parole macros (μακρος, lungo) e bios (βιος, vita) vengono usate per la prima volta unite in un’unica parola (anche Erodoto, negli stessi anni, usa il neologismo con lo stesso significato nel suo Storie, parlando di popolazioni africane dotate di lunga vita), ponendo in macrobios (μακροβιος) le origini della futura parola macrobiotica (e del termine che in greco ha poi assunto il significato di longevo).
Riassumendo, Ippocrate sostiene che l’uomo sia molto legato all’ambiente, all’evoluzione (antenati) nel proprio luogo di origine, al cibo che in quei luoghi si è sempre procurato (consiglia già allora pane integrale e cibi semplici). Determinante per la sua salute è l’armonia con l’ambiente e il cibo, che si risolve, se ben perseguita, nell’armonia degli organi interni fra loro e dunque nella salute e longevità.

Attraverso i secoli.

Questa filosofia di vita, oltre a dare origine alla medicina moderna in occidente, affascina e convince medici ed eruditi per secoli, attraversando l’Impero Romano e il Medioevo come metodo ippocratico per favorire la salute. La parola macrobios si ritrova anche negli scritti (che riportano ampi stralci di Ippocrate) del medico Galeno, di origini turche e vissuto intorno al 200 d.C., che studia la medicina ippocratica e la porta a Roma.
E’ tramite lui che l’ippocratismo influenza la medicina fino al 1500. Verso la fine del 1700, comincia a delinearsi il grosso conflitto fra l’opera tecnologica dell’uomo e la natura, con l’effetto collaterale di un suo allontanamento da essa, dalle sue leggi e dai suoi ritmi. Molte persone si spostano dalle campagne alle città.

La macrobiotica moderna.

In questi anni e con queste premesse, più precisamente nel 1796, il medico ippocratico tedesco Christoph Wilhelm Hufeland pubblica il suo “Macrobiotica, ovvero l’arte di prolungare la vita umana” (“Makrobiotik oder die Kunst, das menschliche Leben zu verlängern”). Diviso in due parti, la prima un’ampia panoramica su stili di vita, persone e luoghi, paragonabile per certi versi all’Arie, acque e luoghi, la seconda con consigli pratici ed etici, il libro auspica un ritorno alla natura e alla vita semplice. Rappresentativa una frase (pag. 136 del vol. I della traduzione italiana del 1799 di Luigi Careno):
“Più che l’uomo resta fedele alle leggi della natura, tanto più egli vive, ma quanto più se ne allontana, tanto più presto si avvicina alla morte; e questa è legge assolutamente universale.”
Con Hufeland il termine macrobiotica è ormai ufficialmente nato.
La convinzione che una vita e un’alimentazione naturali siano preferibili all’alienante civiltà industriale si rafforza sempre più, e non a caso qualche decina di anni dopo nascono il naturismo e l’igienismo (dal greco υγεία [ygeia], salute), sempre di stampo ippocratico, che arrivano all’apice a cavallo fra 1800 e 1900 e fino all’alba della seconda guerra mondiale. La guerra, oltre a frenare per anni la cultura naturista ippocratica, ha avuto pure il demerito di dare inizio all’industrializzazione del cibo, pratica richiesta da un fabbisogno di alimenti a lunga conservazione, trasportabili e a buon mercato per le truppe e per le popolazioni schiacciate dall’economia di guerra e dalla successiva ricostruzione. Ci vogliono decenni perché i movimenti naturisti riguadagnino seguito nel largo pubblico ormai legato a questo cibo comodo e allettante, fino ai movimenti giovanili-naturistici degli anni ’50-’60. E’ in questa temperie che il giapponese  Yukikazu Sakurazawa, dopo essersi trasferito in Francia assume il nome di Georges Ohsawa, riesce a far conoscere la sua personalissima visione dell’alimentazione. Conosce sicuramente gli scritti di Hufeland e dei naturisti, vi affianca generose dosi di filosofia e tecniche alimentari orientali. Comincia a chiamare il suo punto di vista “macrobiotica” alla fine degli anni ’50, e da allora per molto tempo, viene associato tout court al termine, tanto che fino a pochi anni fa ne viene addirittura considerato l’inventore.
La deviazione rispetto alla strada ippocratica e di Hufeland è stata notevole: come l’introduzione dello Yin e dello Yang, vengono adottati precetti alimentari come l’eccessiva cottura, la frittura e tostatura, la limitazione della frutta e di molte verdure crude e delle solanacee, l’uso di alimenti non tradizionali in occidente.

La vera macrobiotica.

Quindi è in parte necessario tornare sulla strada originale (culturale e storica) della macrobiotica, ippocratica e naturista come ha attraversato la storia negli ultimi 2400 anni. La macrobiotica deve essere un modello (alimentare e di vita) che abbia come base la natura, l’evoluzione dell’uomo e degli alimenti che si è scelto per prove ed errori lungo i millenni, un cibo che deve essere semplice, tradizionale (nel senso di radicato nella storia evolutiva e culturale), regionale (legato all’area geografica dove ci si è evoluti) e stagionale (che segue i ritmi e i cicli della natura). Un modello che si confronti anche con la scienza.
Un modello che punti all’armonia dell’uomo con l’ambiente dove vive (dunque, oltre al cibo, anche stile di vita, etica e sostenibilità). Ed è perciò un modello che può e deve essere diverso nelle varie parti del mondo, nelle quali le varie etnie hanno avuto evoluzioni differenti.
La nostra zona mediterranea, di tradizione greco – etrusco – romana, è la culla ideale di quella che possiamo definire macrobiotica mediterranea.
Dunque dobbiamo pensare alla macrobiotica come ad un modello di vita (come peraltro sostiene Ohsawa) che deve rimanere nella direttrice ippocratica e naturista.

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