Domenico Ghirlandaio, Natività e adorazione dei pastori, 1485; dipinto su tavola. Firenze, Basilica di Santa Trinita, cappella Sassetti.

Nel periodo ellenistico e, poi, nell’epoca in cui nacque Gesù,  era consuetudine per i sovrani assumere il titolo di “Epifane”, con il quale volevano pubblicizzare a livello popolare il massimo splendore del regno. Specie nelle apparizioni pubbliche, il re faceva grande sfoggio di ricchezze e meravigliava le folle con spettacoli e con un’altisonante propaganda di regime. Ogni volta che si mostrava alla gente, voleva impressionarla a tal punto da far pensare all’apparizione della stessa divinità sulla terra.

 

La Battaglia di Isso (o il mosaico di Alessandro) è un mosaico romano del 100 a.C. circa – Pompei

L’Epifania di Gesù Cristo percorre canoni completamente differenti. La gloria di Dio risplende sul mondo e su tutte le nazioni attraverso la presenza di un bambino, dinanzi al quale si inchinano insigni personaggi come i Magi. Essa si prolunga, poi, nel Battesimo del Giordano e nella prima apparizione della gloria a Cana di Galilea, dove, come dice il Vangelo di Giovanni, Gesù diede inizio ai suoi segni. Si tratta, insomma, di un riconoscimento che non ha bisogno di effetti speciali, perché in Gesù Dio appare visibilmente sulla terra e si pone in relazione con gli uomini.

L’Adorazione dei Magi è un dipinto tempera a colla e oro su tavola  di Andrea Mantegna, databile al 1497-1500 circa e conservato nel Getty Museum di Los Angeles

L’Epifania in Oriente ha origini più antiche della stessa celebrazione del Natale. Ne è prova il fatto che in molte chiese dell’Est la festa della nascita di Cristo si celebri proprio il 6 gennaio. Rispetto al Natale, essa mette maggiormente in evidenza la nascita eterna del Figlio. Il primo parla della nascita carnale, la seconda delle manifestazioni in terra della generazione eterna del Verbo (cfr. A. Nocent, Anàmnesis. L’anno liturgico. Storia, teologia e celebrazione, Genova 1988, pp. 177-191).

Mosaico che riproduce i Re Magi, a Ravenna, in Santa Apollinare Nuovo a Ravenna

Il simbolo del 6 gennaio è certamente la stella cometa, mentre i protagonisti sono i magi, personaggi che, secondo alcuni, sarebbero i pagani rappresentanti delle nazioni, mentre, per altri studiosi, si tratterebbe di ebrei della diaspora. Sulla stella sono state date diverse spiegazioni, di natura storica e teologica.

Mosaico – Battistero degli Ariani Ravenna – iniziato alla fine del V secolo e terminato nella seconda metà del VI secolo

Le nozze di Cana è un dipinto di Paolo Caliari detto il Veronese del 1563, custodito al Louvre di Parigi

Don Andrea Andreozzi