Invito al viaggio.

Un titolo evocativo. Preso in prestito da una bellissima canzone di Battiato, scritta e ‘detta’ da Sgalambro.

Ma anche qualcosa di più. Che ha a che fare con la nostra terra, la nostra cultura, la nostra tradizione.
Ora più che mai. Noi. Ed il nostro territorio colpito a morte nelle persone e nel loro essere. Essere produttori di tipicità. Un territorio lacerato nei suoi simboli culturali e culinari. Colpito nella sua stessa natura. In tutti i significati possibili.

Un invito al viaggio attraverso le identità del territorio. Che si palesano attraverso eventi e manifestazioni. O che parlano sottovoce. Ma che esistono. Ci sono. Senza fare rumore. E rappresentano e identificano una cultura che non è solo culinaria, enogastronomica. È tradizione nei secoli che si palesa anche e con la terra. Non solo quella coltivata. I vicoli, le torri, le Chiese ed i chiostri. Le case.

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Parlando dell’ora dell’adesso, non possono che venirmi in mente le giornate FAI da poco passate in alcuni luoghi del territorio fermano ed altre manifestazioni locali di promozione del prodotto tipico. Entrambe identitarie. Ed entrambe legate da un filo che è quello della storia. Che si fonde a volte. E che pone in luoghi storici la diffusione di cultura. Qualunque essa sia.

Invece, per le tipicità del territorio di recente promozione, vengono in mente i Sibillini e tutte le sue ricchezze. La Mela Rosa di Montedinove, presidio Slow Food, da poco festeggiato ed il Tartufo Nero di Amandola che invece non ha potuto, a causa del sisma da poco avvenuto, essere celebrato. Ecco, solo alcuni, pochissimi esempi, del mare sterminato delle ricchezze da ricordare. E ammirare. Assaggiare. Diffondere. Tenere impresso nella memoria.

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Ecco l’invito. Ad un viaggio verso una terra sterminata di bellezza.

Petra Feliziani