Nell’individuo adulto l’emoglobina A (HbA), è costituita per il 97-98% da da due catene alfa e due catene beta. Vi è inoltre una modesta quota di HbA2 (2-3%), costituita da due catene alfa e due catene delta. L’emoglobina fetale nell’adulto è presente solo in tracce.

L’emoglobina GLICATA è una particolare forma di emoglobina A, definita HbA1, nella quale una reazione non catalizzata da enzimi lega in modo covalente, quindi in modo forte, un residuo di glucosio ai residui –NH2 delle catene beta. La concentrazione di emoglobina glicata è direttamente correlata con la concentrazione plasmatica di glucosio, la glicemia. In un paziente con un normale livello glicemico (65-110 mg/dL), si rileva il 4-6% di emoglobina glicata. Nel diabete il livello di glicemia a digiuno è rilevabile al di sopra di 126 mg/dL. Il diabete rappresenta una patologia cronica degenerativa della nostra società, e porta nel tempo ad un progressivo danno funzionale di molti organi. La misurazione della sola concentrazione di glucosio plasmatico, non rappresenta la stima più esatta per la valutazione della condizione di diabete. La stima della concentrazione di HbA1c, rappresenta la metodica più approfondita per valutare lo stato di iperglicemia nel corso del tempo (6-12 settimane precedenti la misurazione. Il limite percentuale considerato normale di emoglobina glicata è il 7%. Valori superiori al 7% fanno pensare ad uno stato di intolleranza glicemica o di diabete.

La valutazione della percentuale di emoglobina glicata, è sempre più indice laboratoristico di interesse non solo per il diabetologo, ma per gran parte delle specialità internistiche. Una elevata percentuale di emoglobina glicata, presuppone uno stato di insulino-resistenza, una condizione, in cui sono necessarie maggiori concentrazioni di insulina, per mantenere una corretta regolazione glicemica (omeostasi glicemica). Lo stato di insulino-resistenza, mostra quindi una condizione di elevata concentrazione di insulina, a sua volta stimolata nella sua sintesi da un fattore di crescita e stimolo proteico, l’Insulin Growth Factor 1 (IGF-1). Questa proteina, come definito anche dalla sua dizione, è quindi un fattore che porta alla stimolazione della crescita cellulare. Anche in ambito oncologico, sono molte le evidenze scientifiche che attribuiscono alla insulino-resistenza, ed indirettamente alla presenza di IGF-1, un fattore di rischio per l’insorgenza delle neoplasie. Può quindi essere preso in considerazione in ambito preventivo oncologico. L’ormone insulinico e lo stesso IGF-1, sono fattori ad attività pro-infiammatoria. L’iperinsulinemia rappresenta quindi un indice di valutazione di quello che attualmente viene definito stato proinfiammatorio cronico (low grade inflammation), considerato il terreno predisponente alla insorgenza di gran parte delle patologie degenerative croniche del nostro tempo.

La stima della emoglobina glicata, rappresenta una metodica relativamente semplice per valutare pertanto uno stato di insulino-resistenza e pro-infiammazione cronica. E’ tuttavia facile spostare la nostra analisi e valutazione al processo di legame covalente di residui di glucosio anche a molti altri fattori proteici, con ruolo chiave nel determinismo metabolico ed omeostatico in generale. Il legame di un residuo di glucosio ad un fattore proteico, glicosilazione, può essere metaforicamente considerato come un evento di degradazione e degenerazione dei corretti processi metabolici ed omeostatici del nostro organismo, in pratica come una “ruggine metabolica”, dell’organismo.

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