Il mio primo caso grave – si dice in medicina – è stata una cirrosi epatica.

Una mia amica mi manda il cognato che, a seguito di un incidente con la moto, ha avuto una trasfusione di sangue e, facendo degli accertamenti di routine, si accorgono che ha un epatite cronica forse post trasfusionale.

 

 

Lui stava completamente bene e si potrebbe dire che era completamente compensato. Se non avesse fatto le analisi non si sarebbe forse accorto di niente e, continuando a fare accertamenti, scopre anche di avere una cirrosi in fase iniziale.

Io ero all’inizio del mio lavoro come naturopata e omeopata. Ovviamente, come tutti i medici giovani, studio tutto quello che vi era da studiare sulla cirrosi epatica. E il succo di quello che ho trovato scritto in tutti i libri di medicina ufficiale e non, è stato:

Malattia cronica irreversibile che nel giro di …   ti porta alla morte!

Allora io mi domandavo: “Ma se non c’è niente da fare, io cosa gli racconto?

L’appuntamento era lunedì, ed il il sabato vado a una festa dove incontro un mio amico medico con un modo di pensare molto originale. Mi chiede cosa ho e gli racconto dell’appuntamento e del fatto che si trattava di una cirrosi epatica e che quindi non c’era niente da fare.

Al ché lui controbatte: “E a te chi te l’ha detto?

Come chi me l’ha detto? E’ scritto in tutti i libri di medicina.”

No, non è vero. Nei libri di medicina c’è scritto che alcuni pazienti forse anche numerosi con una diagnosi di Cirrosi Epatica, sono stati curati in un certo modo , da medici anche molto bravi, e sono andati a finire in quel modo. Non c’è la storia del tuo paziente. E non c’è la storia di pazienti curati in un altro modo.

E in quel momento ho compreso che noi, abbiamo esperienze di prognosi rispetto a quello che è stato fatto ma non abbiamo esperienze rispetto a quello che non è ancora stato fatto.

CHE COS’é LA DIAGNOSI?

Una persona avverte dei sintomi che possono essere soggettivi (cioè non si vedono) o oggettivi.

Va dal medico, gli fa degli accertamenti e da questi ultimi mi ritrovo una diagnosi.

Una volta che ho la diagnosi la mia vita è finita perché nella diagnosi è incorporata in maniera obbligatoria la terapia e di conseguenza anche la prognosi.

La prognosi è il “come andrà a finire”.

Questo vuol dire anche che se io mi adeguo alla diagnosi, mi sono adeguato alla terapia e alla prognosi. Non ne posso più  uscire fuori.

IL MORBILLO ABORTITO

A un certo punto il marito di mia sorella stava fuori per lavoro all’estero e mio nipote si ammala di morbillo.

Lei chiama e mi dice – “Io vado a casa di mamma, ti lascio da solo con mio figlio, te lo curi tu, non mi voglio preoccupare, quando sta bene mi richiami e io torno a casa.

Vado da mio nipote – 7/8 anni – giochiamo, ci divertiamo e lo metto a succhi. Dopo due giorni gli sparisce tutto e la pediatra lo ha chiamato: “morbillo abortito”.

Il punto è il morbillo o il modo con cui lui ha reagito ad esso, cambiando le situazioni? Noi molte volte nella malattia non mettiamo al primo posto la persona.

CAMBIARE IL MODO  DI PENSARE

Spesso quando parliamo della malattia, parliamo di un qualcosa che ha una sua autonomia – se ti viene questo succede quest’altro – è come se la malattia avesse una sua autonomia.

Ma questo non solo in medicina ufficiale, anche in naturopatia, etc. E’ come se la malattia fosse un astrazione che ha un inizio, un corpo e un epilogo.

In realtà quella che noi chiamiamo malattia è la nostra reazione ad ambienti interni ed esterni che stiamo vivendo.

LA MALATTIA E’ UNA REAZIONE

Dal mio punto di vista, la malattia è il modo con cui il corpo reagisce a qualcosa di esterno o a qualcosa di interno.

Allora pensa solo questo:

  • malattia – un modo di reagire degli organismi.
  • malattia – un qualcosa che viene agli organismi viventi.

Controlla se c’è differenza. Perché se è una reazione è in mio potere se invece è “qualcosa che viene” non lo è. Io non ci sono più.

Dire che “la malattia è il modo con cui reagisco” è diverso dal dire che “la malattia  è qualcosa che mi è venuto.” Perché se è qualcosa che mi è venuto io non c’entro, è  a prescindere da me.

IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI

Una persona va dal medico perché ha il bruciore di stomaco e il medico in genere, ma io penso di no, gli da un farmaco contro il bruciore.

Ma prima di darti un farmaco, sicuramente la maggior parte dei medici ti chiede – “Come stai mangiando? Qual è il tuo stile alimentare? Hai delle preoccupazioni? Stai digerendo tua suocera o hai dei problemi con lei?” – ovviamente il medico ti fa prima tutte queste domande, non è vero?

Poi ci sono quei pochi che invece non lo fanno e ti danno un farmaco per non sentire il bruciore. E in genere ti assicuro che funziona.

Qual era il significato del bruciore? Se lo stomaco vuole dirmi – “quello che mi stai buttando dentro non serve” – non avendo la parola ne il telefono, come fa a dirlo? Tramite un sintomo.

Tu mangi così e io ho il bruciore, così tu scopri che mangiando quella cosa mi viene il bruciore e non la mangi più” – o almeno questa è l’intenzione dello stomaco.

Noi invece prendiamo un farmaco per “zittire un sintomo”.

E nel momento in cui non senti più il sintomo, quella cosa che lo stomaco non sopportava va nell’intestino con conseguenti problemi intestinali – diarrea, stipsi e roba di questo genere – che “manderemo a tacere” con un altro farmaco.

Una volta che abbiamo tolto lo “stop” e lo stomaco ha accettato quel cibo, noi abbiamo accettato di digerirlo e di assorbirlo. Quel cibo adesso andrà in circolo rischiando di procurarci altri problemi e malattie.

Quello che voglio dire è: “Attenzione! Il nostro organismo cerca, attraverso i sintomi, di avvisarci!

LA MALATTIA SECONDO L’IGIENE NATURALE

Immagina una stanza che si riempie di gas. Fin quando è poco la stanza non reagisce ma se supera il livello di guardia, scatta un allarme sonoro e aspirante che butta fuori il gas.

Questa è quella che viene chiamata malattia: “qualcosa che butto fuori più un allarme.”

L’allarme mi serve per capire che c’è un problema e molte volte quello che butta fuori è la soluzione. La diarrea è un allarme ma anche una soluzione, il vomito idem. Non sempre è così, però nella maggior parte dei casi potrebbe esserlo, secondo quello che noi chiamiamo il modello igienista.

Per l’igiene naturale, ogni sintomo è una strategia di sopravvivenza.

Non solo, oltre ad essere una strategia di sopravvivenza, è anche un avvertimento, è un modo per ottenere un risultato, per sintetizzare la malattia viene intesa come una comunicazione non verbale.

Cioè l’organismo, attraverso la malattia, comunica qualcosa a se stesso o al mondo esterno.


 

L’autore: Dott. Giuseppe Cocca

Espero a livello europeo d’Igienismo. Ideatore della Nuova Igiene Naturale e dell’Eft Evolutivo. Esperto in alimentazione crudista vegana e digiunoterapia.

www.giuseppecocca.it

 

 

 

© 2014 Dott. Giuseppe Cocca ||  Marketing & Design by Cosimo Melle.