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Qualche giorno fa Carlo, mi ha inviato una foto che mi ha incuriosito e l’ho chiamato, mi ha parlato della piantagione di bambù che è stata impiantata da loro a Belforte, mi torna immediatamente il ricordo di Treviso del giardino di una mia amica dove raccoglievo i germogli e dove ho conosciuto questa pianta, è una graminacea gigante, poi Carlo mi parla del suo viaggio in Giappone con Melania e di Sana [la loro aiuto cuoca giapponese] l’ho vista solo in foto e nei piatti della Coroncina.

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Torniamo a parlare di bambù
Il bambù è una pianta infestante , una volta che ha  attecchito è difficile debellarla, di solito dopo 7 anni…..in Vietnam durante la guerra nei campi colpiti dalle bombe al napalm queste piante hanno continuato a vivere forse più forti di prima. L’arroganza del potere dell’uomo è nulla di fronte la forza dell’umiltà della natura , che può sembrare folle con i suoi cataclismi e terremoti ….
Capisco dalle sue parole che non e solo un’operazione come un’altra, ma qualcosa d’altro, e che Carlo che come dice Melania è poliedrico e istrionico , e qualcuno gli ha dato anche del pagliaccio, senza capire che il suo modo di comportarsi è sincero e rispettoso verso i clienti.
E  mi ha risposto quando glielo detto scherzosamente “… fatto che da questo modo di fare sono uscite belle cose insieme ….io amo questo posto è la mia vita…”

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Queste piantagioni non richiedono l’uso di pesticidi e apportano anche altri benefici all’ambiente, come il contrasto al dissesto idro-geologico e la riduzione di anidride carbonica.
Sono piante non diffuse alle stesse longitudini, fra pochi anni, si potrà ammirare una piantagione di bambù (Phyllostachys edulis o pubescens). Questa supera i venti metri di altezza e produce un legno resistente e pregiato dalle svariate applicazioni industriali e commerciali come mobili, oggettistica e filati. I suoi germogli sono un alimento apprezzato in cucina, anche se poco conosciuto.

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Per lo sviluppo della piantagione occorrono sei-sette anni, dopodiché s’inizierà la prima raccolta. Aver messo a dimora le circa 400 piante di questo bambuseto di un ettaro è una scommessa. Questa varietà cresce in particolare nello Yunan cinese e in Giappone, tuttavia, resistendo anche a temperature di – 20 °C, nel nostro clima vegeta bene. Una volta le ricchezze di quelle antiche civiltà orientali, tra cui l’etnia matriarcale cinese Mosou, erano il the, le spezie, i tessuti e il bambù.

Nel terreno crescono 800 piante di olivo (predomina la varietà Coroncina) e 100 alberi da frutto di melo cotogno, fico, giuggiolo, melograno, prugno, mela rosa, aloe vera e saponaria.
Nel boschetto di essenze mediterranee è possibile passeggiare ammirando tre piccoli stagni e i loro abitanti animali e vegetali. Tra gli anfibi abbiamo il tritone italiano, poi le ninfee e piante ossigenanti che depurano l’acqua, come la Tipha angustifolia. Domina regina con i suoi alti voli la poiana che nidifica nella zona; lo frequentano anche cerbiatti, istrici e tassi. La proprietà, sita al confine con il Comune di Caldarola, è segnalata zona divieto di caccia e i bracconieri non sono assolutamente graditi.

Melania aggiunge: L’Italia è meravigliosa, mi spiace quando si abbandonano le campagne con gli usi, costumi e tradizioni del sano vivere del passato”. Restare a contatto e in simbiosi con la natura fa parte del loro essere, tuffati in quell’attività consente loro un’integrazione completa e appagante con la natura.”

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Leggo l’articolo del giornalista Eno Santecchia che parla di questa storia, che mi fa comprendere come sia possibile essere consapevoli e riuscire a vivere questo con scelte che guardano lontano, il bambuseto ne è un esempio concreto di come si possa aspettare e “piantare” nel vero senso della parola per raccogliere quando sarà il momento, allontanandosi da quella frenesia irreale che porta a vivere una vita non più nostra.

Tonino Del Moro

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Fonti http://www.storieeracconti.it/2016/01/coroncina-e-bambu/

 

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foto di Melania Moschini e Carlo Scagnetti